Il numero di interventi di artroprotesi d’anca praticati in soggetti di età inferiore ai 50 anni è in costante aumento, anche in virtù del miglioramento dei materiali e della fiducia nella durata e nell’esito dell’intervento.
Attualmente circa il 20% degli interventi di sostituzione protesica dell’anca sono effettuati in soggetti di età pari o inferiore a 50 anni, sottoposti a tale intervento per ragioni come esiti di Morbo di Perthes, esiti di epifisiolisi, necrosi avascolare della testa femorale, displasia congenita.
Per valutare l’efficacia dell’intervento in soggetti con età inferiore ai 50 anni, abbiamo ricontattato 286 pazienti sottoposti a sostituzione protesica dell’anca.
Di questi 212 erano femmine e 74 maschi con età media di 40.9 anni. I pazienti sono stati valutati attraverso due scale:
- l’indice algo-funzionale di Lequesne, che prende in considerazione la rigidità mattutina, il dolore o il fastidio durante la notte, nella posizione ortostatica, durante il movimento e stando seduti, le attività quotidiane che si è in grado di compiere (salire le scale, indossare le calze) e la massima distanza percorsa
- la scala delle attività secondo Tegner, che prende in considerazione il livello dello sport praticato ed il tipo di attività lavorativa che viene eseguita.
Inoltre, i pazienti contattati sono stati suddivisi in sottocategorie in base alla causa eziologia che li ha condotti all’intervento, alla tribologia (accoppiamento dei materiali) protesica utilizzata, al diametro delle teste impiegate ed in base alla cementazione o non delle componenti protesiche.
L’analisi del punteggio di Lequesne eseguita sul campione intero ha mostrato: un risultato funzionale significativamente migliore nei soggetti di età compresa tra 17 e 39 anni rispetto ai pazienti di età superiore a 40 anni e un più vantaggioso esito nei soggetti di sesso maschile rispetto alle donne. A distanza di 10 anni dall’intervento le protesi mostrano un aumento significativo di questo punteggio.
Per quanto riguarda le sottocategorie si è evidenziato che la causa eziologia più frequente era la coxartrosi primaria, seguita dalla displasia congenita e dalla necrosi avascolare; inoltre l’analisi delle scelte tribologiche ha dimostrato che l’accoppiamento ceramica-ceramica era il più utilizzato, seguito dalla ceramica-polietilene.
Dal preoperatorio al postoperatorio si è osservato che la percentuale di praticanti più di uno sport è passata dal 30 al 43% e, contemporaneamente, si è azzerato il numero di praticanti sport di contatto. Inoltre, dopo l’intervento, tutti i soggetti esaminati praticavano almeno uno sport.
Da questo studio abbiamo osservato che oggi, grazie al miglioramento delle ceramiche, l’accoppiamento ceramica-ceramica risulta essere il più utilizzato anche nello sportivo, soprattutto se di sesso femminile ed in età fertile.
I pazienti protesizzati devono essere incoraggiati a rimanere fisicamente attivi per conservare la qualità del tessuto osseo, in modo da migliorare la stabilità protesica e ridurre il rischio lussativo o di mobilizzazione dell’impianto, e per preservare lo stato del sistema cardiocircolatorio e respiratorio.
Alessia Almasio








